COSA CI FACEVA GRILLO SUL PANFILO BRITANNIA

Cosa ci faceva Grillo sul panfilo Britannia ?

n questi giorni si è parlato molto della presenza di Mario Draghi sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992. Proprio quel Britannia, proprietà di Sua Maestà la regina Elisabetta, sulla quale i potentati anglo-americani costrinsero il governo italiano a dare il via alle famose “privatizzazioni” industriali, in realtà una svendita a prezzi da saldo dell’intero patrimonio pubblico italiano. Un anno davvero fatidico il 1992: il 7 febbraio fu firmato il Trattato di Maastricht, il 2 giugno venne ratificata sul Britannia la svendita dell’industria pubblica dell’Italia e il 16 settembre dello stesso anno, per completare l’opera, vi fu la gigantesca speculazione monetaria sulla lira a opera del «filantropo» George Soros.
Ma torniamo a quella fatidica giornata svolta sulla nave di Sua Maestà, dove insieme al nuovo incaricato quirinalizio per mettere insieme il futuro governo post-Conte era presente anche Beppe Grillo, non si sa allora a quale titolo e che oggi invece comprendiamo molto meglio, con i rappresentanti dei poteri forti italiani e decine di manager ed economisti internazionali, invitati dalla Regina Elisabetta in persona. A quella crociera fece presto seguito una cascata di «privatizzazioni» e l’intero sistema delle Partecipazioni statali venne smantellato. Mario Draghi fu subito premiato con la presidenza del Comitato privatizzazioni (dal 1993 al 2001), mentre dai suoi beneficiari «internazionali» fu fatto vice chairman and managing director della Goldman Sachs International. E poi inizio la sua folgorante carriera che lo ha portato prima alla direzione della Banca d’Italia dal 2005 al 2011 e, successivamente, alla presidenza della BCE dal 2011 al 2019. Ma la domanda delle cento pistole è la seguente: cosa ci faceva Beppe Grillo, che allora era un semplice comico televisivo, in quel consesso d’illustri personaggi? Parliamo infatti di molti anni prima della fondazione del M5S insieme a Gianroberto Casaleggio ed Enrico Sassoon, quando il prode Beppe non ricopriva alcuna carica pubblica né era in predicato di occuparla. Lo rivelò a suo tempo anche Enrico Mentana, che tuttavia più tardì negò recisamente ogni circostanza a tale riguardo, in quei giorni al porto di Civitavecchia con la troupe del TG5. Il giornalista intervistò Beppe Grillo sbarcato dal tender del panfilo Britannia. Alle domande di Mentana il futuro leader pentastellato rispose che a bordo erano state «discusse cose molto interessanti», ma non disse quali. Poi si dileguò, veloce come un ladro dopo aver compiuto un furto con destrezza. Anche Emma Bonino ha confermato la presenza a bordo del comico genovese: «Non so a che titolo Grillo fosse lì, ma la cosa mi parve abbastanza strana. Oggi tutto è più chiaro». La Bonino come suo solito mente quando afferma che non sapeva «a che titolo» lo psicobuffono Grillo fosse a bordo del panfilo di sua Maestà britannica. Essi fanno parte del medesimo grande club di pupazzi. Non c’è bisogno di fare parte di una setta super-esclusiva o avere fatto sesso con una novenne (come disse una volta Grillo) per comprendere per quale squadra giocavano e giocano tuttora costoro.
In quei giorni vi fu un coro di voci allarmate che denunciarono la «regia occulta» dell’incontro, le strategie dei «poteri forti», la «svendita dell’industria di Stato italiana». E il fatto che l’evento fosse stato organizzato da una società chiamata «British Invisibles» provocò una valanga di sorrisi, ammiccamenti e battute ironiche. Cominciamo infatti dal nome degli organizzatori: «Invisibili». Nel linguaggio economico-finanziario sono le transazioni di beni immateriali, come per l’appunto la vendita di servizi finanziari. Negli anni in cui fu governata dalla signora Thatcher, la Gran Bretagna privatizzò molte imprese, rilanciò la City, sviluppò la componente finanziaria della sua economia e acquisì in tal modo uno straordinario capitale di competenze nel settore delle acquisizioni e delle fusioni. Fu deciso che quel capitale sarebbe stato bene impiegarlo in altri Paesi e che le imprese finanziarie britanniche avrebbero potuto svolgere un ruolo molto utile al rilancio del loro Paese. «British Invisibles» nacque da un comitato della Banca Centrale del Regno Unito e divenne una sorta di Confindustria delle imprese finanziarie. Oggi si chiama «International Financial Services» e raggruppa circa 150 aziende del settore. Nel 1992 questa organizzazione sapeva che anche l’Italia avrebbe aperto di lì a poco il capitolo delle privatizzazioni e decise, pertanto, d’illustrare ai vertici dello Stato italiano come l’economia del Bel Paese poteva essere organizzata in futuro. E mai scelta di tempo fu più perfetta. A quella crociera fece presto seguito una dismissione del patrimonio pubblico che faceva capo all’IRI e un terremoto giudiziario, passato alla storia come “Mani Pulite”, che ha rivoluzionato l’intero sistema politico italiano lasciando intatto il solo PCI-PDS (in procinto di trasformarsi poco dopo in DS e poi PD), che era il partito più finanziato illecitamente dall’URSS e dalla Lega Coop sin dal 1945. Poi sappiamo com’è andata a finire.
Ciò che tuttavia conta è che sulla nave privata di Sua Maesta l’anfitrione Mario Draghi, Luigi Spaventa, Giovanni Bazoli, Giulio Tremonti, Mario Baldassari, Mario Monti, Emma Bonino, Giuliano Amato, Innocenzo Cipolletta e vari esponenti della famiglia Agnelli incontrarono loro referenti stranieri come Herman van der Wyck, presidente della Banca Warburg, Jeremy Seddon, direttore esecutivo della Barclays de Zoete Wedd e molti altri uomini della City per «discutere delle prospettive dell’economia italiana» e, senza mezzi termini, sulla dismissione a prezzi stracciati del patrimonio mobiliare controllato dallo Stato italiano.
Il fatto che già in quell’epoca Beppe Grillo fosse presente sul panfilo Britannia non è dunque affatto «casuale» perchè colloca Grillo, che negli anni seguenti ha fondato il M5S che in poco tempo è diventato il primo partito di governo italiano, in una posizione ben diversa rispetto alla politica sguaiata e fintamente «rivoluzionaria» che ha manipolato i cervelli di molti giovani – e meno giovani – italiani. E qui veniamo alla storia dei nostri giorni, dove Grillo e il suo movimento di giovani sanguisughe burocratiche si trova mano nella mano con Mario Draghi, l’uomo con cui nel lontano giugno 1992 ha condiviso una bella crociera sulla nave di Sua Maesta e che oggi si trova a gestire gli ultimi brandelli di ciò che rimane dell’Italia… Paolo Sensini

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